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giovedì 16 maggio 2013

La siderurgia nel periodo medievale


Mentre la metallurgia degli altri metalli rimase virtualmente stazionaria fino al sedicesimo secolo, la produzione del ferro su larga scala e l’utilizzazione dell’energia idraulica condussero alla specializzazione dell’attrezzatura, al raggiungimento di temperature più elevate e all'allestimento di forni che resero possibile la produzione della ghisa.

Sebbene poco sia stato ancora rivelato dai documenti relativi alla metallurgia del primo Medioevo, molto è stato possibile apprendere mediante lavori di scavo. 



Durante il settimo secolo, gli armaioli che lavoravano nella Borgogna si sparsero per la Francia settentrionale e occidentale: essi perfezionarono una tecnica del tutto particolare per la fabbricazione dell'acciaio sagomato . Le armi d’acciaio orientali di questo tipo sono perfettamente omogenee e la sagoma è sviluppata per cristallizzazione, mentre l’acciaio occidentale sagomato era formato saldando insieme delle bandelle di acciaio orientale, che venivano poi tagliate, piegate e fucinate in modo da formare il particolare modello. Gli oggetti di acciaio sagomato di fattura occidentale divennero ricercati anche nei paesi arabi. Tali fatti gettano una luce vivida sulla sopravvivenza di complicatissime tecniche, e dovrebbero renderci cauti nel condannare la metallurgia del cosiddetto evo oscuro. Abbiamo inoltre motivo di ritenere che alcuni tipi di forni per il ferro furono introdotti proprio in questo periodo. 

Un fattore che influì molto più potentemente sull'evoluzione della moderna metallurgia del ferro fu costituito dall'avvento dell’energia idraulica . Secondo Agricola, la prima applicazione dei mantici idraulici risale al 1435, ma certamente essa è da attribuirsi a epoca anteriore. Già nell'undicesimo secolo si fa menzione di mantici e magli idraulici in uso nelle Alpi occidentali e nella Slesia. Nel 1135 il monastero benedettino di Admont, nella Stiria, disponeva a Leoben di un mulino ad acqua, al quale, nel 1175, se ne aggiungeva uno a pestelli; inoltre abbiamo notizie di atri mulini esistenti a Hradish in Moravia. Da queste regioni orientali essi si spostarono nella Germania centrale dove, nelle valli fluviali della regione mineraria dell'Hanz, erano sorte nel tredicesimo secolo delle fonderie per blumi; gli accenni a bacini idrici annessi a tali fonderie sono molto frequenti. Anche in Danimarca troviamo riferimenti ai “mulini per il ferro” di Sorø (1197), costruiti “per estrarne il ferro dal minerale”.
Le prime applicazioni dell’energia idraulica alla metallurgia francese del ferro risalgono anch’esse all’undicesimo e al dodicesimo secolo. Ancora una volta l’iniziativa dell'introduzione fu merito degli ordini monastici. Nel Delfinato, ove nel 1084 era stata fondata la Grande Chartreuse, i mulini ad acqua erano già in uso intorno al 1200. L’ingegnere cistercense Villard de Honnecourt, nel suo taccuino (XIII secolo) tracciò piani relativi a macchinari idraulici di ogni specie, compresa una segheria .
Naturalmente vi fu una tendenza delle ferriere ad allontanarsi dai giacimenti minerari e carboniferi per avvicinarsi ai torrenti e ai ruscelli, tendenza invertita alcuni secoli più tardi dall’avvento della macchina a vapore.

mercoledì 8 maggio 2013

La metallurgia medievale


La caduta dell’Impero Romano fu preannunciata da un graduale declino del potere centrale e dal conseguente  ridimensionamento dell’attività metallurgica e mineraria, iniziato nel III secolo d.C. È provato che la produzione del ferro ebbe a soffrire meno severamente di quella degli altri metalli perché arnesi come asce, coltelli, spade e  vomeri  erano sempre necessari, ed evidentemente le armi di acciaio suscitavano particolare apprezzamento . Dalla scarsità di informazioni sul rame e sul bronzo si può arguire che i turbamenti politici affrettarono la sostituzione di questi metalli da parte del ferro. 
Verso il nono secolo, col relativo cessare del caos politico, la metallurgia mostrò una certa ripresa, e cominciarono così a delinearsi alcuni aspetti che caratterizzarono quella medioevale:

 a) Nuove miniere e centri di fusione sorsero oltre i confini dell’ex Impero Romano.
 b) Una letteratura sull'estrazione mineraria e sulla metallurgia fu gradualmente creata, in un primo tempo per   l’applicazione dei metalli nell'arte e nella decorazione, successivamente per istruire l’ufficiale dell’esercito, l’ingegnere, il banchiere, il saggiatore e il fonditore.
 c)Ebbe inizio l’estrazione del carbone fossile, che venne ad essere usato su larga scala per alcune operazioni preliminari, sebbene le fusioni finali fossero ancora eseguite con carbone di legna;
 d) L’energia idraulica fu gradualmente applicata alla metallurgia e i mantici ,i magli e i mulini a pestelli idraulici sostituirono quelli azionati dall'energia umana e animale.



Se consideriamo i pochissimi testi antichi in cui sono trattati argomenti metallurgici, ci rendiamo conto della natura molto frammentaria delle nostre conoscenze. La più antica di queste fonti è costituita da un ricettario dell’ottavo secolo intitolato Compositiones ad tingenda musiva (Ricette per la colorazione dei mosaici) che tratta principalmente della lavorazione dei metalli.
Un altro testo importante è Il Mappae clavicula de efficiendo auro, ovvero “Chiave della formula per lavorare l’oro” che sembra risalire all'ottavo secolo. Si tratta di un altro manuale per la lavorazione di metalli e leghe per l’artista e l’artigiano che contiene ,inoltre, formule per leghe da usare come sostituti dell’argento e dell’oro.
 Il terzo manuale, De coloribus et artibus Romanorurn, ovvero “Delle pitture e delle arti dei Romani”, attribuito a Eraclio, contiene descrizioni relative all'affinamento dell’oro e dell’argento, all'amalgamazione, ai materiali per la saldatura di metalli diversi, alla fabbricazione di alcuni metalli e leghe in sottili lamiere, nonché le formule per tali leghe.
 Il quarto e più elaborato documento è il Diversarum artium schedula ( risalente al X secolo), ovvero “Saggio su varie arti”, di Teofilo, monaco probabilmente di origine greca stabilitosi in Germania.
 Gli argomenti che vi sono trattati sono numerosi. Per quanto riguarda la metallurgia dell’oro egli discute sulle varie qualità di questo metallo, sulla coppellazione e sull’amalgamazione, soffermandosi, inoltre, sulla fabbricazione dell’oro in foglie, di quello in polvere e di leghe simili. Tratta ,inoltre,dei materiali di saldatura per l’applicazione delle strisce di piombo sul vetro da cattedrale istoriato, degli attrezzi metallurgici e della loro costruzione, dell’affinamento e fusione dell’argento, della liquazione, della costruzione dei forni di coppellazione e della colorazione dell’oro in foglie. Oltre a tutto ciò ,Teofilo ci fornisce particolari circa l’estrazione del rame dai minerali raccolti in superficie, istruzioni per la costruzione di un forno a crogiolo per la fusione di piccoli quantitativi di rame e i metodi d’applicazione di pigmenti diversi su di esso.
 Una descrizione della fusione delle campane costituisce uno dei più importanti argomenti del suo libro che si sofferma anche su metalli come il ferro, lo stagno e l’ottone. 
Sebbene non si tratti di un manuale di metallurgia, essendo destinato ai decoratori ed ai costruttori ,questo volume ci fornisce un buon quadro della misura in cui le tecniche metallurgiche classiche sopravvissero.



                                                                 

                                                                                                            Diversarum artium schedula 
                                                                                                                                   

 Le nostre conoscenze sulla metallurgia medioevale derivano però principalmente dai ritrovamenti fatti negli antichi centri fusori, da dati economici e da tradizioni di epoche posteriori. In alcune regioni dell’Europa centrale, specialmente nella Foresta Nera e nello Harz, nella Sassonia e nella Boemia, nella Slesia e in Ungheria, le risorse a cui avevano attinto gli antichi fabbri erano ancora in attesa di uno sfruttamento più completo. Queste regioni erano ricche di legname e abbondavano ,inoltre, di torrenti e ruscelli montani in grado di fornire energia. Agli albori del Medioevo la graduale colonizzazione da parte dei coloni fiamminghi, tedeschi e francesi, fece di queste regioni la principale risorsa della metallurgia medioevale. Nel giro di pochi secoli i popoli germanici divennero gli specialisti minerari e metallurgici della loro epoca.